mercoledì 18 dicembre 2013

Ricette Cukò: il patè di fegatini di pollo

Ebbene sì, è cominciata la sperimentazione. Lui è arrivato poco prima di Natale così ne ho approfittato per metterlo sotto proprio in quei giorni dell’anno in cui la mia cucina è sotto pressione in vista di pranzi e cene legati alle festività.

La prima ricetta che ho voluto provare con il Cukò della Imetec è quella del tradizionale paté di fegatini di pollo che non manca mai sulla nostra tavola delle feste. Devo dire che non ho avuto grandi difficoltà ad adattarla e gli elettrodomestici che cucinano e frullano come questo si prestano benissimo a questa preparazione che prevede appunto di cucinare prima i fegatini di pollo e poi di frullare il composto ottenuto.

Ma passiamo alla ricetta senza tergiversare ulteriormente, qui di seguito l’elenco di ciò che dovrete procurarvi e ricordatevi, se siete sotto Natale, di prenotare i fegatini presso il vostro macellaio di fiducia, perché vanno decisamente a ruba.

INGREDIENTI

700 grammi di fegatini di pollo
300 grammi di burro
1 misurino Cukò di Marsala
½ misurino Cukò di Brandy
Sale q.b.
1 scalogno
1 cucchiaio di olio EVO

ATTREZZI:

pala mescolatrice
lama inox
misurino
paletta

 PREPARAZIONE

Pulire i fegatini di pollo dalle parti gialle e grasse e lavarli benissimo sotto l’acqua corrente.
Pulire lo scalogno ed inserirlo nel boccale con la lama inox. Azionare a velocità 10 per 8 secondi.
Con la paletta pulire le pareti del boccale facendo scendere lo scalogno tritato sul fondo, sostituire la lama inox con la pala mescolatrice aggiungere l’olio ed azionare per 3 minuti a 100°C velocità 1 per far soffriggere.
Aggiungere i fegatini e un cucchiaino di sale ed azionare per 15 minuti a velocità 1 temperatura 90°C. dopo 5 minuti aggiungere il Marsala senza interrompere la cottura. Per far questo basta inserire il liquido attraverso il foro presente nel coperchio. Lasciar cuocere senza coprire con il tappo dosatore in modo che sfumi.
A cottura terminata controllare che tutti i fegatini siano ben cotti, se così non fosse (lo capite perché avranno ancora un colorito scuro) riprendete la cottura per altri 5 minuti. Se all’interno del boccale è presente ancora molto liquido fatelo colare fuori utilizzando il cestello del vapore come scolapasta.
Scaldare il burro in modo che si sciolga completamente. Con il microonde basterà un minuto alla massima potenza.
Sostituire la pala mescolatrice con la lama inox e tritare i fegatini a velocità 10 per 1 minuto. Controllate che il composto ottenuto sia omogeneo e senza pezzettini, altrimenti tritate ancora per un minuto. Assaggiate di sale ed eventualmente correggete.
Rimettere la pala mescolatrice azionare Cukò a velocità 3 per 3 minuti ed inserire dal foro del coperchio prima il Brandy, poi il burro sciolto. Controllare che gli ingredienti si siano amalgamati perfettamente e lasciate raffreddare. Se siete in inverno potete tranquillamente mettere il tutto fuori dalla finestra o sul balcone. Io l’ho lasciato tutta la notte. Se invece avete fretta potete trasferire il composto in una bacinella e lavare il boccale, in questo modo il raffreddamento sarà più veloce. Ricordate di non metterlo in frigorifero finché è caldo.
Quando il composto è ben freddo deve essere mescolato parecchie volte. Con la pala mescolatrice azionate a velocità 3 per 3 minuti, poi ponete in frigorifero. Dopo mezz’ora ripetere l’operazione e ripeterla ancora dopo un’altra mezz’ora in frigorifero.
A questo punto il paté può essere trasferito nel suo contenitore definitivo. Se lo preparate con anticipo dovrete coprirlo con della gelatina per evitare che si scurisca. Per una presentazione più elegante della mia potete preparare lo stampo che volete utilizzare con un fondo di gelatina e farlo solidificare in frigorifero, quando la gelatina è solida coprire con il paté e poi con altra gelatina. Lasciare in frigorifero per almeno tre ore. Prima di servire rovesciate su un piatto, se fate fatica scaldate leggermente i bordi del contenitore con acqua calda.

Servire con crostini di pane scaldati o tartine.

Vi lascio anche uno schema riassuntivo simile a quelli del ricettario Cukò
Passaggi
Accessori
Tappo dosatore
Time
T°C
Vel
Tritare lo scalognoLama inox8”-10
Soffriggere lo scalognoPala mescolatriceNo3’100°C1
Cuocere i fegatini con il sale (unire il marsala dopo5’)No15’90°C1
Tritare i fegatiniLama inox1’-10
Montare i fegatini con burro fuso e Brandy e poi aspettare che si   raffreddiPala mescolatrice3’-3
Mescolare il paté e aspettare che si raffreddi in frigorifero per   mezz’ora per tre volte3’-3

martedì 17 dicembre 2013

Lana e uncinetto per gli addobbi di Natale


Ed ecco finalmente ultimati gli addobbi di Natale da vendere al mercatino della scuola materna di Arbizzano (VR). A differenza dello scorso anno, quando avevo praticamente fuso la macchina da cucire per realizzare astucci, presine, ghirlande di tubi di stoffa intrecciate, questa volta ho deciso di dedicarmi all'uncinetto. Che ne dite del risultato?

giovedì 12 dicembre 2013

Cukò di Imetec, un valido aiuto in cucina

L’esigenza di cucinare cose buone con prodotti genuini per noi stesse e per la nostra famiglia sta diventando sempre più forte. La ricerca di farine particolari, carni con filiere corte, ortaggi a chilometro zero sono solo degli esempi di come chi cerca una cucina più sana e con meno impatto sul nostro pianeta si  muove nelle sue scelte.

È anche vero, però che le donne di oggi hanno sempre meno tempo a disposizione da dedicare alla cucina -io, ormai lo sapete, ci entro alle sette di sera per mettere tutti a tavola nel giro di non più di mezz’ora - ed è proprio questo il punto in cui il piatto precotto o almeno già elaborato, la merendina confezionata ed il pane in cassetta fanno la loro comparsa sulle nostre tavole a discapito, spesso, di salute e portafoglio. Ma come fare?
7780_Principale_Temperatura_300dpiFortunatamente viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci viene incontro in tutti gli ambiti della nostra vita e quindi anche in cucina. Da circa due anni il Bimby ha rivoluzionato il mio modo di cucinare e mi permette, come dicevo prima di dedicare poco tempo alle preparazioni senza rinunciare a prodotti genuini e cucinati da me. Tra i tanti vantaggi che ha questo apparecchio la cosa che pone come principale ostacolo chi non possiede questi strumenti è il prezzo. In effetti stiamo parlando di apparecchi, come anche il Cooking Chef ed affini, che superano i mille euro e non è poco. Hanno voglia le dimostratrici a dire che li recuperi non acquistando più il dado, le marmellate o la nutella!
wOggi, però è nato un apparecchio analogo al Bimby, con alcune funzioni in meno, ma decisamente più abbordabile nel prezzo; si tratta di Cukò della Imetec che è stato presentato dallo chef Marco Scaglione presso la sede di Imetec nel bergamasco. Questo chef è specializzato nella cucina gluten free e ha puntato molto su questo aspetto che effettivamente non deve essere sottovalutato. Infatti questo genere di apparecchi, che è utile per chi vuole cucinare bene senza troppa fatica, diventa fondamentale per chi soffre di intolleranze come appunto i celiaci; possiamo infatti cucinare con gli ingredienti che desideriamo senza perderci nei reparti speciali dei supermercati alla ricerca delle torte senza glutine o delle merende senza latte.
unnamedNel corso del cooking show lo chef ha preparato un risotto allo zafferano e delle mezze penne con zucchine e speck, seguiti da un tortino alle mele e crema pasticcera. Vi confesso che mi è sembrato che i tempi di preparazione siano un po’ lunghetti, è vero che una non deve stare in cucina tutto quel tempo, ma quasi mezz’ora per cuocere un risotto mi pare davvero eccessivo. Sulla pasta risottata ho personalmente delle grosse perplessità in quanto nelle varie presentazioni di apparecchi per la cucina (Bimby, Cukò & co.) la propongono spesso, ma quando provo a farla io (con il Bimby perché al momento è l’unico che possiedo) non mi viene mai. Di sicuro il trucco è usare la pasta corta, ma a me non viene comunque e resta per metà scotta e per l’altra metà al dente. Comunque al nostro chef Scaglione è venuta benissimo.
unnamed 4In pratica cosa fa Cukò? cuoce, mescola, trita, frulla, bolle, soffrigge, cuoce a vapore, emulsiona, amalgama, impasta torte. Già, impasta torte, ma non impasti duri tipo pane o pizza perché non ha la funzione impastatrice, per questo motivo insieme al pranzo è stato servito anche il pane preparato con l’altra testa di punta di Imetec in cucina, la macchina del pane Zero Glu che, rispetto alle altre sue “colleghe” è dotata di parecchi programmi per panificare senza glutine. Qui vi confesso che sono dovuta ricorrere all’aiuto di mio marito, esperto di pizza, focacce, pani e affini perché il mio forte dubbio era questo: ma se il problema del glutine è il tipo di farina che utilizzo non basta usare quella senza glutine (ad esempio di riso) per avere un pane idoneo? Cosa centrano i programmi? E lui mi ha illuminato spiegandomi che cambiando la farina cambiano i tempi di reazione, lievitazione e cottura e che anche il suo guru, Antonino Esposito (piacere pizza su Alice) quando fa la pizza senza glutine segue un procedimento e dei tempi completamente diversi. Ecco allora che si spiega la presenza di programmi ad hoc per il gluten free.
Veniamo allora ai due argomenti principali sui quali si scatenano le casalinghe sui gruppi facebook quando si parla di queste macchine.

7780_Principale_2_300dpiUn po' di dati ed il temuto confronto diretto

Il primo è il costo, volete sapere con quale prezzo è stato lanciato sul mercato? 399 euro. Comprensivo di tutti gli attrezzi e del ricettario con un centinaio di ricette base.
Il secondo argomento sono le differenze tra Cukò di Imetec ed il Bimby di Worwerk. Perché proprio con il Bimby e non con gli altri, beh, basta guardare la foto per capire che gli assomiglia davvero tanto e che forse Cukò è anche un po' più carino.
Ecco le differenze:
CukòBimby
Prezzo399 euro1039 euro
Potenza max570W1500 W
Capacità del boccale1.2 litri2 litri
Numero velocità1010
Temperatura di cottura max100°100° + varoma per cottura al vapore
Numero lame2 intercambiabili1
AccessoriCestello, spatola, pala mescolatrice, lama tritaghiaccioVaroma per cottura al vapore, cestello, spatola, farfalla
Funzioni:
Cuoce
Amalgama
Frulla
Cuoce al vaporeSì con cestelloSì con cestello o con varoma
Emulsiona
Trita ghiaccio
Impasta torte
Impasta pane e impasti “duri”No
Monta tuorli o pannaNo
Zucchero a veloNo
BilanciaNo
Display touch screenNo

unnamed 2Volete sapere alla fine come la penso?

Credo che queste siano macchine che aiutano davvero tanto in cucina, sia chi non sa cucinare, ma anche chi pur sapendo preparare pranzetti deliziosi non ha tempo e mentre loro cucinano riassetta la cucina o fa il bagno ai bambini (due esempi che vi assicuro non sono stati scelti a caso). Qual è la migliore? È come chiedere se è meglio una BMW o una Punto, sono macchine diverse che danno prestazioni diverse e che devono essere acquistate con un occhio alle proprie esigenze ed al proprio portafoglio.
Se volete comprare un apparecchio come questo per preparare le pappe al bambino, un risotto senza dover stare un quarto d’ora a girare e delle creme deliziose che vanno bene anche come merenda veloce (e tante altre cose ovviamente), ma non vi interessa fare il pane o cuocere grandi quantità di carne, pesce o verdura al vapore credo che Cukò di Imetec sia decisamente adatto e che non valga la pena spendere i soldi per il Bimby. Se al contrario volete un solo strumento che fa tutto e che vi permetta di preparare una cena completa anche per cinque o sei persone (ovviamente dipende da cosa cucinate) forse vale la pena fare un investimento in più. La condizione in entrambe i casi è di utilizzarlo non dico giornalmente, ma con una certa frequenza, altrimenti non ne vale la pena.

Le mie ricette con Cukò:

lunedì 9 dicembre 2013

Ghirlanda di Natale moooolto chic!


Per quest’anno fuori dalla nostra porta ci sarà una ghirlanda di Natale moooolto chic!
Che cosa ve ne pare?
Vi confesso che in realtà avevo acquistato tutto il materiale per realizzare una ghirlanda da regalare alla scuola dell’infanzia di mio figlio che come ogni anno organizza un mercatino di Natale con i prodotti realizzati da mamme e nonne (ve li ricordate i regali che avevo fatto l’anno scorso?). L’ho realizzata, tra l’altro abbastanza velocemente perché non si tratta di nulla di complicato ed era lì bella e pronta per essere confezionata quando l’ha vista mia figlia!

lunedì 25 novembre 2013

La magia di Santa Lucia

A chi scrivete la letterina con i vostri desideri?
A casa nostra i destinatari sono Santa Lucia e Gesù bambino, ma le letterine passano sempre tra le mani di Babbo Natale perché, da quanto si vede in giro è l'unico fortunato possessore di cassette della posta dedicate e di un ufficio con tanto di scrivania e scorta di penne per leggere e smistare gli ordini.
 
Fonte: Pinterest
Perché questa scelta? Beh Santa Lucia bisogna (come si dice da queste parti), perché qui a Verona è da sempre lei che porta i regali ai bambini che, a quanto mi dice Barbapapà, per Natale ricevono solo oggetti utili tipo abiti e scarpe, i giocattoli sono tutti consegnati il 13 di dicembre. Ma i miei bambini hanno anche una mamma milanese e a casa mia è sempre stato Gesù bambino a portare i doni, giochi o vestiti che fossero.
Poi, non so per quale motivo, sia Barbabella che Barbaforte cominciano a dubitare della genuinità di Babbo Natale, forse perchè se ne vedono troppi in giro, forse perché quando erano più piccoli hanno sgamato il nonno travestito. Insomma non so perché, ma quando vedono un Babbo Natale la prima domanda che mi fanno è: “Ma è quello vero?” Come fai a rispondergli di sì se appena giri l'angolo ce n'è un altro, se da sotto la barba finta gli spunta un bel paio di baffi o, se come mi ha confessato Barbabella “Quel Babbo mi sa proprio che era una femmina: aveva le tette grosse”.

Per Santa Lucia il discorso è diverso. Intanto ce ne sono molto meno in giro, poi il fatto che abbia il volto completamente coperto da un velo e che non parli assolutamente aiuta molto il camuffamento.

E poi la Santa viene davvero la notte tra il 12 ed il 13 di dicembre, lo sappiamo bene noi che verso le otto di sera scendiamo in strada e ci uniamo a tutte le altre famiglie della nostra frazione per risalire la ripida strada ed arrivare là, nel punto in cui il nostro piccolo mondo isolato si interseca con la provinciale che dalla valle porta ai monti.
I bambini attendono con le lanterne in mano, ogni tanto qualcuno parte con il grido “vieni Santa Lucia” e loro tutti a gridare felici, ma anche intimoriti da questo avvenimento un po' misterioso. Si stringono alle mani dei genitori, si ritrovano tra compagni di scuola, si raccontano che cosa hanno chiesto nelle loro letterine.

I bambini sono trepidanti e sbirciano dietro la curva col desiderio di essere i primi a veder sbucare  il Gastaldo, poi l'asinello che traina il carretto ricolmo di doni ed infine Santa Lucia, seduta a cassetta, tutta vestita di bianco con il velo che le copre completamente il viso. È un grido fortissimo di gioia, l'emozione non si tiene più mentre il gruppetto si apre per far passare il carretto.

La Santa tira le caramelle e via di corsa tutti a raccoglierle. Poi, a volte, si ferma e, come è successo lo scorso anno, tre bambini di tre anni raccolgono tutto il coraggio di cui sono in possesso e l'avvicinano per recitarle la poesia che la maestra della classe dei granchietti ha insegnato loro. Gli altri li guardano ammirati, si sa che sono in pochi quelli che hanno il coraggio di parlarle direttamente, ma loro ce la fanno e senza più incertezze portano a termine la lunga recita e Santa Lucia porge loro delle caramelle, direttamente dalle sue mani. È la gioia.
Poi tutto il gruppetto scende seguendo lentamente il carretto fino ad arrivare giù dove alcune mamme stanno preparando frittelle e vin brulè per tutti. Ognuno ha portato qualche cosa, chi un dolce, chi da bere, chi semplicemente il proprio tavolo della cucina e, le volte che piove, c'è chi apre sulla strada il proprio garage per spostare la festa all'interno.
Le torte sono buonissime, ma anche le patatine, il Gastaldo regala ai bimbi giri sul carretto trainato dall'asinello, le famiglie si incontrano, si conoscono quelle nuove appena trasferite. E la Santa?
Nessuno chiede più di lei perché tutti sanno dov'è, e ovvio, sta distribuendo i doni a tutti i bambini e infatti...
Infatti quando torniamo a casa i regali sono lì che ci aspettano, magari un po' sparsi sulle scale che portano in sala perché lei era proprio di fretta, però ci sono. E la magia si compie completamente.

Credo proprio che con questa magia il mistero dei doni di Santa Lucia accompagnerà i miei bimbi per tanti tanti anni. Un po' come la loro mamma che sapeva benissimo che Gesù bambino erano i genitori, ma la Befana no! La Befana esisteva veramente perché era venuta a casa, tutta brutta e con i doni sì, ma solo dopo aver riordinato la cameretta e accompagnati dal carbone. Insomma la nonna Paola....ops, la Befana è venuta a trovarmi, l'ho vista, quindi avete voglia a dirmi che non esiste ;-)

lunedì 18 novembre 2013

Ricetta del panettone e del pandoro


Natale, Natale, è appena passato Halloween e siamo già nei preparativi per Natale, ma quando si avvicina la fatidica data del 25 dicembre la domanda è solo una:
Panettone o pandoro?

A voi cosa piace di più? Io sono tra due fuochi. La milanese che è in me è irrimediabilmente votata al panettone, ma la mia terra di adozione, Verona, grida Pandoro a gran voce. E quindi? Vi confesso che sulla mia tavola natalizia trovano sempre posto entrambi, perché rinunciare proprio nel giorno in cui, almeno dal punto di vista gastronomico, tutto è concesso? In effetti una piccola preferenza ce l’ho per il panettone, ma una buona fetta di pandoro, magari accompagnata da una morbida e succulenta crema alla ricotta (o mascarpone) non la disdegno.
In realtà la domanda che dovremmo davvero farci è quale panettone (o quale pandoro) acquistare? In effetti se vi aggirate tra i banchi del supermercato ne trovate di tutti i prezzi, partono da tre euro per arrivare fino a venti, ma qual è quello che ci garantisce il miglior rapporto qualità prezzo?

Innanzitutto dovremmo escludere (gusti permettendo) tutti quelli che non rispettano la ricetta originale. Sia che si tratti di pandoro, sia che si tratti di panettone esiste una ricetta ufficiale depositata con apposito decreto e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. In effetti poche righe sotto la ricetta ufficiale sono riportate anche le eccezioni consentite (siamo in Italia dopotutto!), ma, ad esempio, per il Panettone non sono previste finiture tipo Colomba o per il Pandoro non è consentito l’uso del cocco per renderlo più gustoso.
Insomma, nessuno vieta di acquistare prodotti simili e che ci piacciono di più, è solo una questione di come vogliamo chiamarli.

Una volta stabilito quali prodotti rispettano l’etichetta originale dobbiamo scegliere quale effettivamente sia il più buono. Io sono dell’idea che i prodotti artigianali siano eccezionali e per artigianali intendo proprio le produzioni di pasticcieri che nel retro del loro negozio mettono le mani in pasta e producono qualche cosa di divino. Questi prodotti purtroppo non sono reperibili in ogni regione d’Italia e comunque, la maggior parte delle volte, sono piuttosto cari. Nella mia ricerca di un prodotto simile all’artigianale per gusto e solo poco più caro di quelli industriali mi sono imbattuta in una pasticceria davvero speciale: La pasticceria Giotto di Padova che vende anche online i suoi prodotti. Che cos’ha di tanto speciale? Si trova all’interno del carcere di Padova ed i pasticceri sono tutti detenuti che hanno imparato un nuovo mestiere.
Chi mi segue sa che difficilmente faccio pubblicità a qualcuno e, se lo faccio, non è certo perché mi è stato richiesto (infatti nessuno me lo ha chiesto), ma perché ritengo che il prodotto sia realmente valido e perché desidero dare dei buoni consigli. Beh, ho avuto occasione di assaggiare i prodotti della pasticceria del carcere di Padova in vacanza in montagna e sia io che Barbapapà siamo stati folgorati da quella inaspettata bontà.

Purtroppo, pur essendo veneti, non producono il pandoro, ma il panettone è davvero qualcosa di speciale.
Se poi avete un po’ di tempo, passione e anche manualità potete realizzare in casa il vostro panettone ed il vostro pandoro e così sarete sicure che il prodotto che portate in tavola è davvero artigianale e realizzato con materie prime genuine.

Sia la ricetta del pandoro che quella del panettone sono abbastanza complesse e richiedono tempi molto lunghi di lievitazione, ma con un po’ di manualità si possono ottenere davvero ottimi risultati. L’attrezzatura necessaria (stampi) è ormai facilmente reperibile ovunque, quindi non fatevi prendere da timori e provate!
Ecco qui le mie ricette per

lunedì 11 novembre 2013

Idea regalo per Natale: guanti senza dita realizzati a maglia


Ed ecco svelata la seconda parte del mio lavoro per l’autunno!

Già, perché in coppia con il coprispalle ho realizzato un paio di guanti senza dita davvero carini. Ovviamente li ho cuciti con lo stesso filato che avevo utilizzato per il coprispalle, non ho seguito nessun modello, ma ho improvvisato disfando e rifacendo parecchie volte finché non ho ottenuto esattamente quello che desideravo.
Credo che questi guanti siano particolarmente adatti per cominciare a lavorare a maglia visto che ho utilizzato esclusivamente la maglia rasata e che il lavoro è abbastanza veloce.

Vi consiglio di lavorarli contemporaneamente in modo da aumentare esattamente allo stesso punto e farli perfettamente simmetrici.
Ho impostato 30 maglie ed ho lavorato i primi due ferri a legaccio, cioè ho lavorato con il punto diritto sia da un lato che dall’altro. Al tredicesimo ferro ho aumentato di tre maglie per lato ed ho continuato a lavorare senza più aumenti né diminuzioni fino alla fine (potete farli lunghi quanto volete.

Prima di cucire il lato ho realizzato il cinturino con due asole per i bottoni, ho impostato dieci maglie infilandole nelle maglie del lato del guanto e ho lavorato a legaccio fino a raggiungere la metà del guanto. Poi ho cucito il lato ed attaccato il bottone.
Non avendo fatto diminuzioni in corrispondenza del polso il cinturino serve a stringere il guanto in quel punto quindi attaccate i bottoni in modo che il cinturino tiri bene il polso. Io ho scelto dei bottoni spaiati perché li ho trovati nel cestino dei bottoni che era stato di mia suocera e questo è stato un regalo per mia cognata, quindi erano molto significativi, ma nulla vieta di sceglierli uguali o molto particolari visto che sono questi che caratterizzano molto il guanto.

Fine, visto che facili? E se non sapete fare nemmeno la maglia rasata non temete, a breve arriverà un video tutorial che ve la spiega!
Buona settimana!

mercoledì 6 novembre 2013

Coprispalle di lana con i ferri circolari




Finalmente mi sono decisa ad utilizzare i ferri circolari. Vi confesso che inizialmente ero scettica, perché avevo provato ad utilizzarli per delle prove in passato, ma mi erano sembrati davvero scomodi e non riuscivo ad immaginare di poterli utilizzare per un lavoro completo.
In effetti il ferro più corto di quelli che si utilizzano abitualmente fa prendere una posizione un po’ più scomoda, ma procedendo con il lavoro ci si rende conto che è solo una questione di abitudine.

I coprispalle che ho realizzato sono un unico pezzo senza nessun tipo di cucitura e mi sono davvero divertita a vedere che prendevano forma mentre li lavoravo senza dover attendere il tempo che in genere richiede la maglia per poter vedere il prodotto finito.
Come si vede dalle immagini ne ho realizzati due da donna e uno da bambina. Come al solito non possiedo un modello preciso da seguire perché a me piace fare e disfare finché non ottengo quello che ho in mente o qualche cosa di diverso ma che mi piace di più.

Si inizia a lavorare dalla parte inferiore. Per capire quanti punti mettere io in genere faccio delle prove con un piccolo campione. Lavoro una ventina di punti per qualche riga, poi misuro la larghezza che ho ottenuto e faccio le debite proporzioni. Questo perché il numero di punti cambia a seconda del numero dei ferri che si utilizzano, il tipo di filato e la sua grossezza, ma anche della mano di chi sta lavorando. Per non contare le misure esatte della persona a cui il coprispalle è destinato.

Capite quindi che è inutile che io vi dica quanti punti ho messo per fare il coprispalle di Barbabella che ha 6 anni e veste 8 anni. Oltretutto ho utilizzato un filato di lana naturale eco che non è detto che si riesca a trovare ovunque. Quindi prendete la misura della circonferenza totale all’altezza del seno comprese le braccia, poi fate una prova con venti punti. Se con venti punti ottenete un campione largo a e la misura della circonferenza è b per trovare il numero di punti dovrete fare:

p=20xb:a

Chiaro no? Insomma moltiplicate per venti la circonferenza e dividete il risultato per la larghezza del campione.

Dopo aver trovato il numero dei punti impostateli sui ferri circolari ed iniziate a lavorare come d’abitudine. Io ho scelto dei punti che non richiedono la presenza di un bordo. Infatti sia che lavoriate a coste sia che scegliate la grana di riso, il lavoro non si attorciglierà su se stesso una volta finito. Se invece preferite la maglia rasata vi consiglio di prevedere tre o quattro centimetri di bordo a coste per evitare spiacevoli arrotolamenti.
Forse sottolineo l’ovvio, ma il lavoro a coste prevede che si alternino un punto al diritto ed un punto al rovescio, oppure due diritti e due rovesci e via dicendo. Il punto a grana di riso prevede che si alternino un punto al diritto ed uno al rovescio, ma nella fila successiva bisogna invertire in modo da lavorare il diritto nel punto al rovescio ed il rovescio nel punto al diritto.

Con i ferri circolari si lavora sempre al diritto nel senso che i ferri non vengono mai scambiati e si procede come in una spirale. All’inizio bisogna avere l’accortezza di non arrotolare la prima riga su se stessa, questo accade facilmente soprattutto se state lavorando un modello da donna con tanti punti.

particolare della spina di pesce sulla spalla
Quando arrivate all’altezza della spalla (misuratevi per capire quanti cm) si comincia a calare e, se lo desiderate, potete anche cambiare punto come ho fatto io passando dalla grana di riso alle coste. Per calare segnatevi con una spilla due estremità del lavoro in modo da individuare le spalle (finora avete lavorato un cerchio ora dovrà avere un davanti ed un dietro).

Il quartultimo punto prima della spilla fatelo passare senza lavorarlo, quello successivo lo lavorate e gli fate accavallare il precedente. Il penultimo non lo lavorate e lavorate l’ultimo per poi accavallare il precedente. Così avrete calato di due punti il lavoro. Per ottenere una specie di spina di pesce si calano due punti anche dalla parte opposta, ma in modo che appaiano simmetrici, quindi lavorate i due punti successivi insieme ed anche i due seguenti. In totale avrete calato di quattro punti.
Fate la stessa cosa anche dall’altra parte e continuate ad ogni giro fino ad arrivare alla larghezza che avete stabilito per il collo quindi smettete di calare e lavorate normalmente fino alla chiusura del lavoro con punto elastico.

Con questo sistema vi appariranno magicamente le spalle ed il coprispalle avrà la sua forma definitiva.

Per realizzare il modello con il collo aperto (quello più scuro nelle foto), individuate un punto leggermente a sinistra del centro del collo e, dopo qualche riga di collo lavorata in tondo, smettete di lavorare in cerchio e passate a lavorare in maniera tradizionale girando i ferri e lavorando un ferro al diritto ed il successivo al rovescio (sempre a coste però). Dovrete comunque usare i ferri circolari, almeno all’inizio, perché il lavoro è troppo stretto per passarlo sui ferri normali.

Procuratevi i ferri circolari e provate anche voi, è davvero veloce e non dobbiamo nemmeno fare la cosa più antipatica dei lavori a maglia: assemblare i pezzi!

Buon Lavoro!

lunedì 4 novembre 2013

Lavori in casa prima di trasferirsi


Come vi siete regolate quando siete entrate nella vostra casa? Avete ristrutturato completamente oppure vi siete limitate a piccoli ritocchi perché era già a posto così?
La mia casa, quella in cui vivo da più di sette anni, era nuova nuova, appena finita di costruire; tra l’altro l’avevamo acquistata che era ancora in fase di realizzazione quindi abbiamo potuto scegliere noi la posizione dei divisori interni e di tutte le finiture. L’unica cosa che ho dovuto fare, con grande energia in effetti, è stato pulire i pavimenti ed i serramenti dai residui del cantiere. Ero talmente accanita che un giorno mio marito mi ha bloccato mentre insistevo a pulire quella che secondo me era una macchia e che invece era un semplice disegno della piastrella.

Dopo qualche mese mi sono resa conto che le pareti intonacate di fresco continuavano a rilasciare polvere e ho scoperto che i miei vicini avevano fatto lavare le loro da un’impresa prima di arredare la casa. Pazienza, la prossima volta saprò come fare, ma questa è la mia prima casa e di errori ne ho fatti, non molti, ma alcuni sì.
Ma quando si entra in una casa vuota quali sono i lavori da fare?
In genere, se si tratta di una casa di nuova costruzione non molti, se al contrario non siete i primi inquilini qualche ritocco serve sempre. Credo che il minimo sindacale sia ritinteggiare le pareti, un lavoro che può essere fatto tranquillamente da sole a patto di seguire delle semplici regole relative alla preparazione della parete e alla scelta del materiale; con i colori potete sbizzarrirvi magari dando un’occhiata a qualche articolo di colorimetria.

La maggior parte delle persone poi fa rifare completamente bagno e cucina, ma questi sono lavori che cominciano a costicchiare e qualcuno non se li può permettere, in questo caso bisogna pensare ad una pulizia veramente approfondita delle superfici e di tutti gli interstizi, nonché dei sanitari e degli eventuali mobili che vi hanno lasciato.
Io poi ho la fissa dei serramenti, secondo me sono uno dei biglietti da visita della casa e potrebbe valere la pena verniciarli per cambiarne l’aspetto e farli sembrare come nuovi. Anche i caloriferi devono essere rinnovati.

Lo so, la lista dei lavori sembra lunga, ma bisogna approfittarne finché la casa è vuota, poi diventerebbe ancora più difficile a causa della presenza dei mobili – e degli abitanti.

Comunque questi piccoli lavoretti si possono fare tranquillamente senza la presenza di un tecnico, su UnaDonna.it trovare il mio articolo su come operare in questo caso. Per lavori più specifici sarebbe meglio affidare il compito ad una ditta specializzata che oltre ad eseguire lavori più difficoltosi vi dà anche delle garanzie circa la riuscita e la sicurezza – per gli impianti ad esempio – del lavoro effettuato.

In ogni caso, prima di cominciare anche uno solo di questi lavori bisogna armarsi di Santa Pazienza e programmare per bene gli interventi in modo che i lavori non si accavallino, ma che si possa continuare ad operare anche nelle fasi di attesa (ad esempio asciugatura delle vernici).
Fare da soli è sicuramente il modo più economico di compiere tutti quei piccoli lavori che non richiedono molta esperienza o manualità, ma è necessario avere parecchio tempo a disposizione, non si può pensare di finire tutto in un week end e se il tempo è uno dei vostri beni di lusso vi consiglio di desistere e godervi il vostro meritato riposo mentre il buon imbianchino rinnova la vostra futura casetta.

E voi? Che lavori avete fatto in casa prima di trasferirvi?

Qui trovate un mio articolo su UnaDonna.it

lunedì 28 ottobre 2013

Crostata alla zucca, zenzero e cannella


Una ricetta che lascerà i vostri invitati a bocca aperta, anzi chiusa per gustarla al meglio. I profumi che invadono la casa quando la preparo mi rimandano immediatamente nelle strette strade delle cittadine altoatesine, ai mercatini di Natale, al caldo avvolgente di una tazza di tè presa con  le persone a cui vogliamo bene, altro che la Petit Madeleine di Proust!

Credo che chi è appassionato di paesi nordici come me sarà attratto anche solo dall’elenco degli ingredienti, così diversi ma che riescono ad amalgamarsi per creare qualche cosa di veramente unico. Insomma, non tergiversiamo e passiamo subito alla preparazione:

Pulite una zucca in modo che i risulti circa mezzo chilo di polpa pulita (e magari intagliate bocca e occhi e utilizzatela per decorare l’interno ad Halloween), fatela a pezzi piccoli e passatela per 35 minuti in forno caldo a 200°. Nel frattempo fate una pasta frolla con la vostra solita ricetta, oppure compratela già fatta.

Quando la zucca è pronta (dovrà essere bella morbida) mettetela nel mixer e aggiungete un cucchiaio di cannella, un cucchiaino di zenzero, 180 grammi di panna, 80 grammi di zucchero di canna e un uovo, amalgamate il tutto e riempite la frolla con la quale avrete già foderato una teglia. Mettete in forno caldo a 180° per 30 minuti.

Sfornare e servire fredda.

lunedì 21 ottobre 2013

Costume da strega per Halloween: video tutorial


Eccoci ancora alle prese con i festeggiamenti per Halloween e con un nuovo costume spaventoso…


…beh insomma spaventoso, diciamo simil strega. Già perché non ho potuto resistere e la strega che mi è uscita è molto chic e mi ricorda un po’ la Madonna (Ciccone) dei primissimi tempi tutta tulle e volumi esagerati. Sono riuscita a convincere Barbabella a lasciarsi cotonare un pochino i capelli, ma lisci come li ha lei si sono appiattiti subito e, senza alcuna insistenza, si è fatta truccare come una vera star.


E cosa mi dite del cerchietto? Abbiamo abbandonato il solito e didascalico cappello a punta a favore di una sovrastruttura tutta rami contorti e ragnatele. In realtà la mia idea di cerchietto andava anche oltre, mi sarebbe piaciuto appendere dei ragni o altri insetti e magari anche qualche fantasma, ma in questo caso Barbabella non lo avrebbe mai indossato e così abbiamo raggiunto un compromesso. Sono comunque sicura che chi di voi vorrà copiare la mia idea sarà capacissima di personalizzarla.

Insomma, pur non essendo un’amante dei trucchi per la notte del 31 ottobre vi confesso che sono decisamente soddisfatta del risultato che ho ottenuto.

Ma non vi ho detto ancora la parte migliore: per realizzare questo abito non è stato necessario utilizzare né ago né filo, non c’è la minima cucitura, nemmeno nel cerchietto, ma sono sicura che le più attente se ne sono già accorte dalle foto.





Mentre annodavo i nastri di tulle la mia immaginazione volava e già mi vedevo con abiti da fata realizzati con lo stesso metodo e con il cerchietto pieno di stelle e stelline, oppure vestiti da dama primavera con tanti fiorellini sulla gonna e sui rami in testa, insomma questo metodo facile e veloce vi sarà utile anche a carnevale e non solo per le più piccine, ma anche per le ragazze, lo trovo infatti un look perfetto per la discoteca, che ne dite?

mercoledì 16 ottobre 2013

Risotto alla zucca





Zucca, zucca, zucca!
Halloween o meno ottobre è il tempo delle zucche e non potevo lasciarlo passare senza dedicare un post (o più di uno) a questi giganteschi e deliziosi ortaggi.

Non restate anche voi incantati a vedere quei deliziosi cestini con le zucche ornamentali che vendono in questo periodo in alcuni supermercati? A me piacciono tantissimo, con tutte quelle forme strane e bitorzolute, li guardo, li rimiro, li misuro mentalmente, ne immagino una disposizione in casa mia, poi penso che sarebbe solo per un mesetto o che al limite le potrei tingere con la vernice dorata e portarle fino a Natale, ma alla fine mi ritorna irrimediabilmente alla mente la mia immagine mentre pulisco quelle quattro zucchette ormai ridotte ad un cumulo di polvere e che mi intralciano nei lavori domestici. Nel giro di pochi secondi il colpo di fulmine diventa innamoramento, sodalizio e rottura senza che il prodotto abbia messo piede nel carrello (il mio studio sul decluttering sta dando i suoi frutti).

Fortunatamente la zucca ha ben altro destino, almeno a casa mia, molto più nobile seppur meno duraturo e l’idea che finisca in pentola la rende subito degna di un posto nella mia spesa.

Io in genere acquisto quella tonda verde oppure quella più lunga e gialla che ha i vantaggi di essere più facile da pulire e di non avere i semi e il mio piatto principe è il risotto.

Nella tradizione della mia famiglia hanno una posizione rispettabilissima anche i ravioli di zucca con gli amaretti nel ripieno e gli gnocchi dalla caratteristica colorazione arancione, ma vi confesso che io protraggo la tradizione del risotto perché lo trovo più facile e veloce da preparare e quindi più adatto alla mia vita di donna e mamma lavoratrice che entra in cucina alle sette di sera e mette tutti a tavola dopo mezz’ora.

Devo dire che il risotto io lo preparo abbastanza a naso, se volete le dosi esatte della mia ricetta potete trovarle su Unadonna.it:


se invece vi accontentate del mio naso…

…tagliate la zucca a pezzetti, mettetela in una casseruola con un po’ di olio in cui avete soffritto uno scalogno e fatela andare a fuoco medio, se vi pare che attacchi aggiungete pure un bicchier d’acqua. Quando schiacciandola con la forchetta vi accorgete che è abbastanza morbida potete ridurla in poltiglia con un frullino ad immersione e aggiungere il riso, se invece i vostri commensali apprezzano i pezzetti nel riso potete tenerla così. Fate rosolare il riso per un paio di minuti, poi aggiungete del vino bianco e fatelo sfumare. Cominciate quindi a cuocere il risotto normalmente aggiungendo il brodo di verdura quando si asciuga. Io in genere uso il vialone nano, ma devo dire che il vialone nano semilavorato o lavorato a macina dona decisamente un altro gusto al nostro piatto.

Quando il riso è cotto spegnere il fuoco e aggiungere un po’ di burro, mescolare fino a scioglierlo e aggiungere il grana. Se volete potete decidere di servire il risotto in una zuppiera oppure nella zucca svuotata, in questo caso dovrete fare molta attenzione quando estrarrete la polpa.

A proposito lo sapete come si intaglia una zucca di Halloween? No?

Beh, ecco il mio video tutorial…degno della notte di Halloween con coltellacci trapani elettrici e molta suspense….Buon lavooooroooo

giovedì 10 ottobre 2013

Costume da Cappuccetto Rosso per Halloween


Io non sono un grande amante di Halloween, a dire la verità preferisco le ricorrenze nostrane e a fantasmi e ragnetti preferisco decisamente il pan dei morti tipico della tradizione lombarda e non solo. Prima di venire a vivere in campagna, tra l’altro, pensavo che l’usanza di far passare i bambini porta a porta a fare dolcetto o scherzetto fosse solo americana, invece…..
E già, anche qui nella profonda campagna veronese la sera del 31 ottobre arrivano gruppetti di bambini a suonare il campanello ed io, ogni anno, mi faccio trovare impreparata. Sia chiaro che non lo faccio apposta, è solo che sono più portata a ricordare ricorrenze che vivo fin da quando sono bambina e questa me la dimentico; infatti corro in esplorazione dello scaffale dei biscotti alla ricerca di qualche caramella. Avanzi di Santa Lucia dell’anno precedenze ancora rigorosamente sigillati ce ne sono sempre perché i miei bambini non sono abituati a mangiare caramelle e non ne chiedono mai (un giorno vi racconterò il mio sconcerto quando ho scoperto che le maestre della prima elementare gliele danno come premio se sono buoni O_O).
Insomma non è che sia una festa molto sentita a casa mia, ma questa volta mi hanno chiesto di realizzare alcune cosette particolari, quindi mi ci sono dovuta confrontare. Inizio con il presentarvi il mio abito da Cappuccetto Rosso, io lo trovo delizioso e devo dire che con la mancanza di entusiasmo con cui avevo cominciato non credevo che sarei riuscita a realizzare qualche cosa che mi soddisfacesse. E invece….

Ho utilizzato del cotone per tovaglie a quadretti per la gonna ed uno rosso, in tinta, per la mantellina, ma non potevo resistere ed ho inserito anche del tulle rigido per fare la sottogonna e Cappuccetto è diventato un po’ principessina.
Il vantaggio è che questo abito può essere tranquillamente indossato anche a carnevale e se date un buon gioco all’elastico in vita si adatta facilmente a diverse misure. Io lo vedo bene anche su una ragazza per una festa a tema in discoteca, basta giocare tutto sulla camicia e mettere magari un top con una bella scollatura.

Su UnaDonna.it trovate il video tutorial per realizzaremantellina e gonna di cappuccetto rosso.

lunedì 7 ottobre 2013

I miei bambini e lo sport


Del corso di nuoto del sabato mattina, quello che frequentano i miei figli, e di come ne abbia delegato tutto l’onere a mio marito (d’altronde io lavoro il sabato mattina) ho già parlato, ma questo non è l’unico sport che ci piacerebbe che i nostri figli facessero.



Ritengo che il nuoto sia lo sport per eccellenza da far fare ad un bambino, innanzitutto perché è completo, nel senso che allena contemporaneamente tutte le parti del corpo, in secondo luogo perché avere dei figli che sono a loro agio nell’acqua e che sanno nuotare mi toglie un sacco di preoccupazioni per quando d’estate si va in piscina o in spiaggia. Qualcuno sorriderà, ma io sono di quelle mamme che infilano i braccioli ai figli ancora prima di uscire dallo spogliatoio e li obbligano a tenerli fino all’ora di andare a casa.

E gli altri sport?

Cominciamo da Barbabella, fino all’anno scorso ha fatto danza per le bambine della materna, in pratica imparavano a sentire la musica ritmando il tempo e cercando di fare qualche piccolo movimento tutte insieme. Siccome non volevo saperne di mandarla in una di quelle scuole in cui ti impostano subito  come una ballerina, con lezioni molto severe e tanta cura per l’aspetto fisico, ho scelto per lei una maestra (e quindi una scuola) fantastica, ma che mi costava mezz’ora di auto tutti i martedì (che per chi abita in città è normale, da noi è assurdo soprattutto avendo altre tre scuole nel raggio di due o tre chilometri). La maestra Giorgia si occupa di un gruppo di ballerini con abilità diverse (diversamente in danza), non so se è l’unica in Italia o ci sono alte esperienze del genere, ma prima di iscrivere Barbabella ho sentito una sua intervista che mi ha subito convinta a sceglierla. “Deve essere la danza per i ballerini e non i ballerini per la danza”. Questa semplice frase è una bomba atomica nel mondo di tutte quelle, ballerine o no, che ritengono di dover modificare il proprio corpo per renderlo perfetto al fine di poter svolgere qualche attività, ad esempio la danza. Godere della danza senza modificarsi per farlo. Come ormai avrete visto dalle numerose foto, Barbabella non ha proprio il fisico della ballerina ed il fatto che potessero metterle in testa idee strane mi preoccupava non poco. In effetti per due anni mi sono trovata benissimo e lei è stata felicissima.
Ora però che Barbabella ha cominciato le elementari a tempo pieno abbiamo deciso di farle fare solo nuoto. Il motivo principale è che arriva a casa da scuola che sembra aver fatto dieci ore in miniera, spesso si addormenta in auto e nel week end dorme al pomeriggio anche fino a tre ore. Non vorremmo si affaticasse troppo. Però ci sono un paio di attività che la attraggono molto: la ginnastica ritmica e il nuoto sincronizzato. Purtroppo il secondo viene svolto solo con attività agonistica con due ore di allenamento a giorni alterni e gare e concorsi nel week end, sarebbe bello se ci fosse la possibilità di farlo un paio d’ore la settimana, ma così non è previsto in nessuna delle piscine in cui si pratica. Per la ginnastica ritmica magari aspettiamo l’anno prossimo.

E Barbaforte?

Mio marito pensa che potrebbe fare qualsiasi sport perché è davvero portato per l’attività fisica. Ci piacerebbe il rugby perché crediamo che sia uno sport di grande umanità soprattutto per le relazioni che si creano in squadra e con le squadre avversarie, oltretutto il veneto è terra di rugbisti e ci sono parecchie società anche dalle nostre parti. Ha fatto una prova di judo e sembrava una patata rotolante, ma gli è piaciuto tantissimo. Con la prova di scherma è impazzito dalla gioia perché aveva spada ed elmo e l’istruttore ha detto che lo vedeva portato. Ma anche nel nuoto se la cava bene, se solo non avesse paura di bagnarsi gli occhietti. Insomma uno sportivo a tutto tondo e credo che, se ha preso da suo padre, prima o poi li praticherà tutti. Tutti con l’eccezione di uno.

Quando ero incinta di Barbaforte e abbiamo saputo che si trattava di un maschio ho subito notato che mio marito ci era rimasto male, gli ho chiesto come mai e lui, un po’ titubante,  mi ha risposto: “mica mi toccherà portarlo a calcio e allo stadio a vedere le partite?!”

Insomma Barbapapà odia il calcio, non lo sopporta proprio, non ha mai neppure visto una puntata di mai dire goal perché nel titolo c’era la parola goal e sinceramente non credo che accetterebbe mai che suo figlio o praticasse. Ciononostante ha dovuto ammettere che pure con il pallone se la cava, sia in attacco che in porta, insomma, un 100% sportivo!

lunedì 30 settembre 2013

Ci differenziamo?


Anche voi impazzite con la raccolta differenziata? Io sì, i bidoni mi occupano buona parte della cucina e comunque non bastano a suddividere correttamente tutto quindi ce n’è sempre qualcuno sul terrazzo o sulle scale, per non parlare di box e sottoscala che celano i segreti più inconfessabili.
Voi come vi regolate, come differenziate? Io divido così. Ho sotto il lavello i secchi per l’umido, la plastica con le lattine, il secco non riciclabile e poi un bidoncino in cui tengo vari sacchettini con tappi di plastica, tappi di sughero, pile esauste e medicinali scaduti. Sulle scale tengo il sacchetto della carta e tra box e sottoscala il secchio per i vetri e (sparpagliati ve lo confesso) tutti quei rifiuti che devo per forza portare all’isola ecologica. Da noi ritirano porta a porta umido (tre volte la settimana) e secco (due volte), rigorosamente in buste trasparenti per controllarne il contenuto, mentre per plastica, carta e vetro ci sono i cassonetti in strada.

In casa mia l’incarico di smaltire i rifiuti spetta a mio marito, è lui che esce dopo cena per mettere fuori i bidoni, è lui che alla mattina si carica i sacchi di plastica o di carta per andare ai cassonetti ed è lui che periodicamente si reca in discarica a disfarsi del resto.

Devo dire che mi sento abbastanza brava, civilizzata diciamo, soprattutto dopo che una ragazza che è venuta da me un giorno per aiutarmi a pulire mi ha chiesto cosa me ne facessi di così tanti bidoni (ergo lei non divide). Però poi girando di qua e di là sul web trovo esempi virtuosissimi di persone che hanno fatto della differenziata una missione di vita e capisco di essere ad anni luce da un obiettivo anche minimamente accettabile. Un esempio tra tutti? Andate a trovare Paola nel suo blog “ho fatto il composto” e vedrete! Lei pesa le immondizie prima di smaltirle e ne produce davvero poche, ma poche poche, tipo tre etti di secco al mese!

Insomma c’è ancora tantissimo da lavorare e ho capito che devo focalizzare sulla riduzione degli imballaggi, eliminare le vaschette di polistirolo o gli alimenti in confezioni enormi, ma c’è una cosa che a casa mia non si può proprio fare e sto ancora cercando una soluzione per questo: bere l’acqua del rubinetto!
Lo confesso e me ne vergogno anche un po’, ma a casa mia beviamo ancora l’acqua in bottiglia di plastica; purtroppo l’acqua che sgorga nei nostri lavandini è troppo calcarea. Adesso detto così potrebbe sembrare che sono una fissata, ma vi assicuro che è una cosa incredibile che altrove non ho mai visto e di cui rimane stupito chiunque venga a trovarci da fuori.  Per un periodo abbiamo usato la caraffa filtrante poi amici che sono nel ramo chimico ce l’hanno sconsigliata perché, oltre a non ridurre abbastanza il calcare, sembra che elimini le sostanze positive, quindi l’abbiamo eliminata. Ora vorrei informarmi per farmi arrivare a casa l’acqua in bottiglia di vetro. Avete presente quei furgoncini che ve la portano a casa una volta alla settimana? Ma vorrei essere sicura di non spendere una cifra esorbitante e che possano venire a portarcela in un orario in cui noi siamo effettivamente a casa senza la necessità di far ruotare l’organizzazione della famiglia intorno all’omino che porta l’acqua.
Che ne dite?
E voi come vi organizzate?
E se volete saperne di più qui trovate il mio articolo su UnaDonna.it

A presto!
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